La programma 101 è stata un’invenzione incredibile che portò ad un passo l’Italia dal diventare la Silicon Valley d’Europa

La programma 101 nasce da un’Ivrea estremamente vitale perché l’epoca dell’Ingegner Olivetti sembrava poter portare qualsiasi cosa. Lo spirito era quello pioneristico di chi voleva creare qualcosa che non esisteva andando a creare una vera e propria rivoluzione tecnologica. In fin dei conti è necessario tenere presente che se oggi abbiamo i computer lo si deve alla squadra di ingegneri che dal nulla, o quasi, crearono una macchina potente, per gli anni sessanta è chiaro, e semplice da usare. La squadra di tecnici responsabili di questa eccezionale invenzione furono gli ingegneri Giorgio Perotto, Giovanni de Sandre e Gastone Garziera mentre il design fu affidato a Mario Bellini.

Certo a vederla ora, i non addetti ai lavori la programma 101, chiamata anche perottina, potrebbe sembrare una cosa strana ma invece è il primo esemplare di computer desktop quando per avere un dispositivo del genere dovevi spendere centinaia di migliaia di euro e dedicargli una stanzona. In effetti il computer, non aveva schermo, ed operava in output con il rullo di carta. Era in grado di eseguire varie operazioni molto complesse riuscendo ad accettare input restituendo come output il risultato del software. Per la mancanza dello schermo è importante ricordare che all’epoca si intendeva il computer in modo molto differente.

Il funzionamento della programma 101 era abbastanza particolare perché si potevano adoperare per le istruzioni come caratteri o lettere o numeri. Le istruzioni di questo dispositivo possono contenere ventiquattro istruzioni ognuna composta da un carattere con un linguaggio di programmazione alfanumerico e simbolico, creato dalla Olivetti, molto simile all’Assembler, che era adoperato dai super computer, ma per molti versi più complesso.

Uno dei tanti elementi innovativi della programma 101 fu l’introduzione delle periferiche di archiviazione esterne. La memoria interna della perottina si basava su questa divisione:

  • 3 registri di calcolo A, M e R;
  • 2 di memoria B e C;
  • 3 di memoria dei dati ripartibili in base alle esigenze D, E e F;
  • 2 senza lettere che servivano a memorizzare il programma, quello che ora chiameremo spazio destinato al sistema.

Per il corretto utilizzo, la perottina aveva bisogno della scheda di carte con piste magnetiche con una larghezza di dieci centimetri ed una lunghezza di venti dove veniva memorizzato il programma. Ciò significa che questa azienda scoprì il floppy disk ed il principio del supporto magnetico per i computer. I dati di output venivano restituiti mediante un rotolo di carta.

La perottina ma soprattutto l’Olivetti del tempo fu una grande opportunità per rendere il Piemonte la Silicon Valley d’Europa perché ad Ivrea stava nascendo un sottobosco tecnico di grande importanza ma purtroppo le cose sono andate così come sappiamo tutti.

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