Pilotare un drone significa poter adoperare un dispositivo utile per un grande numero di scopi

Pilotare un drone sta diventando un’attività sempre più diffusa tanto che è stato definito un vero e proprio codice di comportamento creato dall’ENAC per gli APR, Aeromobili a Pilotaggio Remoto. L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile ha stabilito, ma è ormai una credenza comune, che i droni sono dei vivoli veri e propri con tutte le caratteristiche ed i doveri che da ciò derivano. Bisogna tenere presente che in tutti o quasi tutti i paesi del mondo non è possibile adoperare questi mezzi in modo indiscriminato perché un comportamento poco corretto potrebbe portare ad una serie di problematiche molto gravi per persoe o cose. L’ENAC ha dovuto quindi portare una serie di regole quattro anni fa ma si è trovata costretta ad aggiornarla molte volte perché questo è uno di quei settori della tecnologia che sta vivendo un enorme sviluppo costringendo il legislatore a rilasciare continui aggiornamenti andando ad interessare anche l’Aeronautica Militare e la EASA, European Aviation Safety Agency.

Pilotare un drone in modo professionale o amatoriale, quali sono le differenze?

Se si adopera un APR per scopi professionali si hanno una serie di incombenze che gli amatoriali non hanno. In primo luogo dev’essere presente sul velivolo e sulla stazione di terra. Inoltre è necessario che il dispositivo abbia un codice QR rilasciato da d-flight.it, il portale creato da ENAC ed ENAV. Queste misure sono molto importanti in modo che siano presenti nella banca dati italiana e riesca ad ottenere un codice di assegnazione univoco. Questo portale ha inoltre informazioni molto utili per poter pilotare il proprio drone con la massima sicurezza andando a rischiare poco. Vediamo quali sono le pratiche che un pilota APR professionale deve espletare:

  • ottenere il certificato medico LAPL, licenza pilotaggio aeromobili leggeri, che può essere rilasciato da esaminatori aeromedici;
  • attestato che accerti la conoscenze delle regole dell’aria rilasciato da un ente riconosciuto dall’ENAC;
  • riempire tutte le modulistiche che servono per il riconoscimento del drone da parte delle varie autorità;
  • risultati delle prove di utilizzo del dispositivo;
  • assicurazione con almeno un milione di euro come massimale.

Quali sono le zone in cui è fatto divieto pilotare un drone?

Vediamo in quali situazioni non è possibile pilotare un APR sia esso professionale o amatoriale, vediamo nello specifico quali:

  • non è possibile in alcun modo pilotare un APR nelle zone ATZ, Aerodrome Traffic Zone, o qualora non sia provvisto di questa categoria non è possibile volare a meno di 5 chilometri da un aeroporto;
  • nelle zone CTR, zone di controllo, in quelle attive ed in quelle proibite;
  • sopra agli edifici governativi;
  • sopra alle aree residenziali;
  • sopra a manifestazioni o raduni.